I sottoprodotti sono quegli scarti di produzione che, per le loro caratteristiche peculiari, possono ancora essere destinati ad un utilizzo e quindi, possono essere gestiti come beni e non come rifiuti, con grandi vantaggi economici e pratici. L’art 184 bis del D.lgs. 152/2006 Testo Unico sull’Ambiente, introdotto dall’art. 12 del d.lgs. n. 205 del 2010, definisce che:

  1. È un sottoprodotto e non un rifiuto […], qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa tutte le seguenti condizioni:
  2. a) la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;
  3. b) è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
  4. c) la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
  5. d) l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.

Sulla base delle condizioni previste […], possono essere adottate misure per stabilire criteri qualitativi o quantitativi da soddisfare affinché specifiche tipologie di sostanze o oggetti siano considerati sottoprodotti e non rifiuti. Il D.M. 264 / 2016 “Regolamento recante criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti” non varia radicalmente quanto definito nei precedenti decreti, ma anzi, approfondisce quali siano queste misure necessarie per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti, e la documentazione necessaria da produrre, conservare e da esibire in caso di visite ispettive delle autorità competenti. Gli art. 4, 5, 6 e 7 sono dedicati ad una spiegazione dei requisiti sopracitati. In particolare nell’art .5 viene esplicitata la necessità di […] conservare rapporti o impegni contrattuali tra il produttore del residuo, eventuali intermediari e gli utilizzatori, dai quali si evincano le informazioni relative alle caratteristiche tecniche dei sottoprodotti, alle relative modalità di utilizzo e alle condizioni della cessione che devono risultare vantaggiose e assicurare la produzione di una utilità economica o di altro tipo […]. In mancanza della documentazione […], il requisito della certezza dell’utilizzo e l’intenzione di non disfarsi del residuo sono dimostrati mediante la predisposizione di una scheda tecnica contenente le informazioni […] necessarie a consentire l’identificazione dei sottoprodotti dei quali è previsto l’impiego e l’individuazione delle caratteristiche tecniche degli stessi, nonché del settore di attività o della tipologia di impianti idonei ad utilizzarli. L’art. 7 spiega inoltre che in caso di cessione del sottoprodotto, la conformità dello stesso rispetto a quanto indicato nella scheda tecnica è oggetto di una apposita dichiarazione di conformità. L’art. 8 spiega quali debbano essere le modalità di deposito e movimentazione. L’art. 9 introduce le pratiche di controllo e ispezione da parte degli enti preposti, ovvero l’ARPA. L’art. 10 introduce l’utilizzo (volontario) di una Piattaforma di scambio per agevolare la domanda e l’offerta dei sottoprodotti tra produttori e possibili acquirenti.   Per maggiori informazioni contattate il vostro consulente di riferimento.   Clicca il link per scaricare il decreto: 01. DECRETO_13_ottobre_2016_n_264