TORNA L’OBBLIGO IN ETICHETTA DELLA SEDE DI PRODUZIONE

Passo avanti per il ritorno dell’obbligo di indicazione in etichetta della sede di produzione per i prodotti alimentari realizzati in Italia e destinati alla vendita in Italia.

Presente tale indicazione nello schema di decreto sanzionatorio relativo al regolamento etichettatura, approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri nella seduta dell’08/09/2017.

Lo schema di decreto definisce un quadro sanzionatorio di riferimento unico per la violazione delle norme sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori (Regolamento UE n. 1169/2011) al fine di consentire un’applicazione uniforme delle sanzioni a livello nazionale.

L’autorità amministrativa competente per l’irrogazione delle sanzioni è il Dipartimento dell’Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Esso ha introdotto solo sanzioni di natura amministrativa, dato che si tratta di violazioni connesse ad obblighi informativi.

Lo scheda di decreto prevede l’indicazione obbligatoria nell’etichetta della sede e dell’indirizzo dello stabilimento di produzione, qualora fosse diverso va indicato lo stabilimento di confezionamento, al fine di garantire una corretta e completa informazione al consumatore e una migliore e immediata rintracciabilità dell’alimento da parte degli Organi di Controllo.

In particolare, l’obbligo ricade sugli alimenti trasformati preimballati destinati al consumatore finale in territorio nazionale.

Il provvedimento prevede un periodo transitorio di 180 giorni per lo smaltimento delle etichette già stampate, e fino ad esaurimento dei prodotti etichettati già immessi in commercio prima dell’entrata in vigore del decreto. Si tratta di un ritorno al passato, poiché questo obbligo era già sancito dalla legge italiana, ma che successivamente era stato abrogato in seguito al riordino della normativa UE sull’etichettatura.

La principale motivazione per il ritorno di tale obbligo è che tramite la conoscenza della sede dello stabilimento di produzione consente alle autorità di controllo di attivare più facilmente le azioni correttive utili a mitigare il rischio per la salute pubblica e, al contempo, per avere un minore dispendio economico nell’espletamento delle stesse, rese di fatto più celeri ed agevoli, oltre a garantire una corretta e completa informazione al consumatore.

Questo provvedimento nazionale risulta non applicabile ai prodotti alimentari fabbricati fuori dall’Italia e mandati sugli scaffali del nostro paese.

Per maggiori informazioni contattate il vostro consulente di riferimento.

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