GUIDA ALLE MASCHERINE – FACCIAMO CHIAREZZA


Le mascherine sono uno strumento di prevenzione divenuto indispensabile poiché proteggono noi e gli altri dal virus SARS-CoV-2. Ma quanti tipi esistono e che differenze ci sono?

Nonostante questi dispositivi siano diventati uno strumento di uso quotidiano, sono ancora numerosi i dubbi relativi al mondo delle mascherine.

Facciamo chiarezza!


Esistono tre categorie di mascherine:

  1. I dispositivi medici (DM);

  2. I dispositivi di protezione individuale (DPI);

  3. Le mascherine di comunità.


1.I dispositivi medici (DM)


Le mascherine chirurgiche sono un dispositivo medico (DM). Sono state progettate e studiate per essere utilizzate in un contesto medico sanitario. Pensiamo ad esempio ad un chirurgo o ad un dentista: chi indossa una mascherina chirurgica non contamina l’ambiente circostante e di conseguenza il paziente, e inoltre protegge sé stesso e il paziente da eventuali schizzi di fluidi.

La capacità di una mascherina chirurgica di filtrare batteri verso l’esterno e quindi di proteggere chi si ha di fronte è estremamente elevata, mentre ha una ridotta capacità di proteggere chi le indossa.

Le mascherine chirurgiche, per essere definite tali, devono essere prodotte nel rispetto della norma tecnica UNI EN 14683:2019, che ne definisce le caratteristiche a seconda della tipologia.

Ne esistono tre tipologie

  • tipo I (filtrazione batterica >95%)

  • tipo II (filtrazione batterica >98%)

  • tipo II 2R (come il tipo II, e resistono agli schizzi).

Le mascherine chirurgiche classiche sono monouso e con l’utilizzo si deteriorano. Generalmente se ne consiglia la sostituzione dopo 4 ore.



2. I Dispositivi di protezione individuale (DPI)



I dispositivi facciali filtranti (le FFP, Filtering Face Piece) sono dispositivi di protezione individuale (DPI) e la norma tecnica di riferimento è la EN 149:2001.

Come suggerisce il nome, sono state studiate per essere utilizzate sui luoghi di lavoro, e proteggono l’utilizzatore da ciò che circola negli ambienti esterni, in particolare da particelle solide (polveri, virus, batteri) e dagli aerosol (piccole goccioline presenti in aria). Sono utilizzate, ad esempio, nell’industria metallurgica o mineraria, in cui i lavoratori si trovano in un ambiente ricco di nebbie, fumi, aerosol che altrimenti potrebbero causare malattie respiratorie o altre patologie.

Anche in questo caso se ne distinguono tre tipi, in base alla capacità di filtrazione delle particelle presenti in aria:

-FFP1 (>80%)

-FFP2 (>94%)

-FFP3 (>99%)

Le mascherine FFP1 sono poco efficaci nel proteggere da agenti patogeni; si consiglia quindi un utilizzo delle mascherine almeno FFP2 oppure delle FFP3 in contesti con rischio di contagio elevato.

I DPI possono essere con o senza valvola. Si suggerisce l’uso di dispositivi privi di valvola perché se chi indossa la mascherina è positivo al Covid-19, il virus verrà rilasciato nell’ambiente e contribuirà alla diffusione del contagio.

Le mascherine di questa categoria possono essere monouso o riutilizzabili e questa caratteristica deve essere specificata sul prodotto stesso (NR significa “non riutilizzabile” mentre R identifica un dispositivo riutilizzabile).

Anche le mascherine FFP, se non diversamente specificato, sono monouso e andrebbero cambiate regolarmente, solitamente ogni turno di lavoro (circa 8 ore)


3. Le mascherine di comunità



Introdotte per la prima volta dal comma 2 dell’art. 16 del DL 17 marzo 2020, n. 18 (convertito nella legge 24 aprile 2020, n. 27), le mascherine di comunità nascono senza alcun tipo di requisito tecnico richiesto, ma con il fine di contenere la diffusione della pandemia in un momento storico in cui le mascherine chirurgiche e i dispositivi facciali filtranti erano di difficile reperimento.

Successivamente, in seguito alla collaborazione tra UNI e il Politecnico di Torino, sono state pubblicate le Prassi di Riferimento UNI/PdR 90.1:2020 e UNI/PdR 90.2:2020, un supporto tecnico volontario che si prefigge l’obiettivo di definire i requisiti essenziali delle mascherine di comunità, proponendone una identificazione della tipologia e marcatura.

Queste prassi forniscono indicazioni per l’utilizzo delle maschere di comunità, esempi di materiali, requisiti per le maschere di comunità da utilizzare nella la pratica sportiva e requisiti per le maschere di comunità per bambini.

I valori massimi della resistenza respiratoria e i valori minimi della efficienza di rimozione del particolato ne determinano l’accettabilità.

Progest aiuta le aziende a realizzare prodotti conformi a queste norme.

Contattateci per avere maggiori informazioni!

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