Più tempo, meno oneri, stessa ambizione green. È questo, in sintesi, lo spirito della nuova Direttiva UE 2025/794, entrata ufficialmente in vigore il 17 aprile 2025, appena un giorno dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. La direttiva introduce un importante intervento normativo destinato ad avere un impatto significativo sulla tempistica e sull’attuazione delle regole europee in materia di sostenibilità aziendale: si tratta di un vero e proprio “Stop the Clock”, una sospensione temporanea dei termini previsti per gli obblighi di rendicontazione di sostenibilità (CSRD) e di due diligence (CSDDD).
Questo intervento nasce dall’esigenza, riconosciuta dalla stessa Commissione Europea, di garantire alle imprese un tempo più ampio per conformarsi alle nuove regole, in modo da evitare costi sproporzionati e difficoltà operative. L’obiettivo non è quello di ridurre l’ambizione ambientale del progetto europeo, ma piuttosto di facilitare una transizione più fluida, realistica e sostenibile verso un’economia a basso impatto ambientale. Il rischio, certo, è che questo slittamento venga percepito come un rallentamento – se non un rinvio – delle azioni urgenti per la tutela del pianeta. Tuttavia, l’intento dichiarato è quello di semplificare il quadro normativo senza indebolire gli obiettivi strategici del Green Deal europeo.
La nuova direttiva modifica due normative chiave:
- La Direttiva 2022/2464 (CSRD) – che regola la rendicontazione di sostenibilità per le imprese.
- La Direttiva 2024/1760 (CSDDD o CS3D) – che introduce l’obbligo di due diligence sulle catene del valore in relazione ai diritti umani e all’ambiente.
Con la Direttiva 2025/794, l’Unione Europea stabilisce rinvii mirati e differenziati delle scadenze per categorie di imprese, a seconda della loro dimensione e complessità, confermando tuttavia l’impianto e la finalità originaria delle normative.
La CSRD, già approvata nel 2022, aveva previsto un’implementazione progressiva degli obblighi di rendicontazione ESG (ambientale, sociale e di governance) a partire dal 2024, coinvolgendo prima le grandi imprese e poi via via le realtà più piccole. Con la nuova direttiva, la tempistica viene rimodulata come segue:
- Restano confermate le scadenze per:
- Grandi imprese e enti di interesse pubblico con oltre 500 dipendenti, che dovranno rendicontare le informazioni di sostenibilità a partire dagli esercizi finanziari con inizio dal 1° gennaio 2024.
- Imprese extra-UE con attività significative nel mercato europeo (fatturato superiore a 150 milioni di euro): obbligo dal 2029, con riferimento all’esercizio 2028.
- Slittano invece di due anni gli obblighi per altre categorie:
- Altre grandi imprese (seconda ondata), comprese quelle non quotate, che superano almeno due dei seguenti parametri: 250 dipendenti, 25 milioni di euro di attivo, 50 milioni di euro di ricavi. Per loro, l’obbligo decorre dagli esercizi con inizio dal 1° gennaio 2027, anziché dal 2025.
- Piccole e medie imprese quotate, enti piccoli e non complessi, imprese di assicurazione e riassicurazione captive: l’obbligo slitta agli esercizi con inizio dal 1° gennaio 2028, anziché dal 2026.
Questo rinvio intende evitare un’eccessiva pressione finanziaria e amministrativa su categorie di imprese che, in molti casi, non dispongono ancora degli strumenti, delle competenze o del supporto necessario per adempiere agli obblighi previsti.
Anche la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) subisce un allungamento dei tempi di attuazione. Lo “Stop the Clock” prevede che:
- Gli Stati membri dovranno recepire la direttiva entro il 26 luglio 2027, pubblicando le leggi nazionali necessarie.
- Gli obblighi per le imprese entreranno in vigore in modo scaglionato:
- Dal 26 luglio 2028 per le imprese con oltre 3.000 dipendenti e 900 milioni di euro di fatturato netto.
- Dal 26 luglio 2028 anche per le imprese con sede fuori dall’UE ma con fatturato analogo nel mercato europeo.
- Dal 26 luglio 2029 per tutte le altre imprese soggette alla direttiva.
Anche in questo caso, la Commissione europea prevede di emanare orientamenti pratici per facilitare l’adeguamento da parte delle aziende, promuovendo un approccio graduale e assistito all’introduzione degli obblighi di due diligence.
La direttiva 2025/794 non è un’azione isolata, ma parte di una più ampia strategia di revisione normativa illustrata dalla Commissione europea nella comunicazione dell’11 febbraio 2025, dal titolo: “Un’Europa più semplice e più rapida”. L’idea di fondo è superare un approccio eccessivamente burocratico e incrementale, adottando invece misure decise e sistemiche per rendere l’apparato normativo più chiaro, più efficace e meno gravoso per cittadini e imprese.
Pur nel quadro di un allentamento temporaneo degli obblighi, la direttiva non rinnega l’impegno strategico dell’Unione: la sostenibilità rimane al centro della visione europea per il futuro, con l’intenzione di rafforzare le basi per una finanza e un’economia realmente responsabili e rispettose dell’ambiente.
Gli Stati membri sono ora chiamati ad adottare tutte le misure legislative e regolamentari necessarie per recepire la direttiva entro il 31 dicembre 2025. L’entrata in vigore, come già avvenuto, è avvenuta il giorno successivo alla pubblicazione, assicurando così certezza giuridica e chiarezza operativa in tempi rapidi.
In conclusione, la Direttiva UE 2025/794 rappresenta un tentativo di rendere più gestibile l’attuazione degli ambiziosi obiettivi del Green Deal, senza smorzarne la portata. Se questo approccio pragmatico riuscirà davvero a rafforzare la transizione verde, oppure se si rivelerà solo un procrastinare decisioni urgenti, sarà il tempo a dirlo. Ma almeno per ora, le imprese avranno un po’ più di tempo per prepararsi a un futuro in cui la sostenibilità non sarà più un’opzione, ma una responsabilità concreta.
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