Il rumore è uno dei rischi professionali più diffusi e, in molti settori industriali e produttivi, rappresenta una delle principali cause di malattie professionali. La gestione di questo rischio passa anche attraverso i dispositivi di protezione individuale (DPI) per l’udito, gli otoprotettori.

E’ entrata in vigore in Italia la UNI EN 458:2026, la norma che fornisce raccomandazioni per la selezione, l’uso, la cura e la manutenzione dei protettori dell’udito. Questo documento sostituisce la precedente UNI EN 458:2016 e recepisce a livello nazionale la EN 458:2025 elaborata dal CEN (Comitato Europeo di Normazione).

Contesto normativo

La UNI EN 458:2026 si inserisce nel quadro del D.Lgs. 81/2008, Titolo VIII, Capo II, che disciplina la protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione al rumore. La norma non introduce nuovi obblighi di legge, ma eleva lo standard di buona tecnica nella gestione dei DPI uditivi.

I valori di riferimento restano quelli previsti dal decreto:

  • Valore inferiore di azione: 80 dB(A)
  • Valore superiore di azione: 85 dB(A)
  • Valore limite di esposizione: 87 dB(A)

Sopra gli 80 dB(A) il datore di lavoro deve mettere a disposizione i DPI uditivi; sopra gli 85 dB(A) ne deve garantire l’uso effettivo da parte dei lavoratori.

Cosa cambia operativamente

Il cambiamento più significativo introdotto dalla UNI EN 458:2026 è il passaggio da una logica di “prodotto giusto” a una di “uso giusto sulla persona giusta”. Non basta più scegliere l’otoprotettore con il valore di attenuazione (SNR) più alto dichiarato dal produttore. È necessario verificare che quel dispositivo funzioni davvero per quel lavoratore, in quella mansione, in quell’ambiente.

Le principali novità operative sono:

Fit testing (verifica dell’adattamento individuale)
La norma introduce raccomandazioni più strutturate sulla verifica dell’adattamento del protettore al singolo lavoratore, con riferimento alla EN 17479:2021. Il fit testing è particolarmente rilevante per gli inserti auricolari, la cui efficacia dipende fortemente dalla tecnica di inserimento.

Momenti utili per applicarlo:

  • scelta iniziale del DPI
  • fase di addestramento
  • quando il lavoratore segnala fastidio o difficoltà
  • dopo cambio mansione
  • in caso di esposizioni elevate
  • introduzione di nuovi modelli
  • come controllo periodico

Prestazione reale sul campo (field performance)
Nuovo allegato dedicato che collega fitting, formazione e motivazione del lavoratore ai risultati effettivi sul campo, non solo ai dati di laboratorio.

Esposizione effettiva all’orecchio
Maggiore attenzione ai valori L’p,A (livello di pressione sonora effettivo ponderato A all’orecchio) e L’NR, L’NR peak, messi in relazione diretta con i valori di legge italiani.

Sostenibilità (nuovo Allegato H)
Per la prima volta la norma introduce criteri su fabbricazione, manutenzione, smaltimento e ciclo di vita del DPI uditivo, senza che questo comprometta efficacia e igiene.

Chi è coinvolto

La norma riguarda:

  • Datori di lavoro
  • RSPP (Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione)
  • HSE manager
  • Consulenti sicurezza
  • Supervisori e preposti
  • Lavoratori esposti al rumore

Settori particolarmente interessati includono industria e metalmeccanica, edilizia e cantieri, falegnameria, logistica e movimentazione, ma anche attività produttive alimentari con macchinari rumorosi (impastatrici industriali, forni, linee di confezionamento).

Rischi sanzionatori

La UNI EN 458:2026 è un documento guida, non una norma di legge. Tuttavia, il mancato rispetto delle buone tecniche di prevenzione può avere implicazioni in caso di ispezioni, infortuni o contestazioni. Un DVR che non tenga conto delle raccomandazioni della norma può essere considerato incompleto o inadeguato, con possibili conseguenze in termini di responsabilità civile e penale.

Cosa fare ora

Ecco una checklist operativa per adeguarsi alla UNI EN 458:2026:

  1. Aggiornare il DVR – Verificare nella sezione rischio rumore come sono stati scelti i DPI uditivi e se i criteri sono ancora coerenti con la nuova norma.
  2. Valutare il fit testing – Soprattutto per chi usa inserti auricolari o ha difficoltà di adattamento.
  3. Rivedere le schede di assegnazione DPI – Indicare non solo il modello ma anche compatibilità con altri DPI (occhiali, casco, respiratori) e limitazioni.
  4. Rinforzare la formazione pratica – Non solo teoria, ma prova, correzione e verifica dell’uso corretto.
  5. Aggiornare i criteri di manutenzione e sostituzione – Includendo aspetti di sostenibilità (nuovo Allegato H).
  6. Coinvolgere i lavoratori nella scelta – La norma raccomanda di considerare comfort, accettabilità e preferenze degli utilizzatori.
  7. Verificare la compatibilità con altri DPI – Cuffie con occhiali, respiratori, cappucci di protezione.
  8. Documentare nel DVR – I criteri di scelta del DPI, le verifiche effettuate e le decisioni prese.

Attenzione alla sovraprotezione

Concetto controintuitivo ma fondamentale: il DPI “più potente” non è sempre il migliore. Un’attenuazione eccessiva può isolare il lavoratore dall’ambiente circostante, ridurre la comprensione della voce, impedire la percezione di segnali di pericolo e aumentare la tendenza a rimuovere il DPI. L’obiettivo è un livello sonoro effettivo all’orecchio tra 70 e 80 dB, sufficiente ma non eccessivo.

Conclusioni

La UNI EN 458:2026 rappresenta un’opportunità per migliorare l’efficacia delle misure di protezione dell’udito e ridurre il rischio di esposizioni non adeguatamente controllate. Per RSPP e datori di lavoro, significa passare da una gestione formale dei DPI a una gestione sostanziale, centrata sulla persona e sui risultati reali.

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