Il lavoro notturno rappresenta un importante fattore di rischio per la salute dei lavoratori. L’attività svolta nelle ore notturne altera il ritmo circadiano, cioè l’insieme dei meccanismi biologici che regolano il ciclo sonno-veglia, il metabolismo energetico e la secrezione ormonale.
Secondo l’informativa INAIL “Lavoro notturno e salute: ruolo protettivo della nutrizione”, il disallineamento tra l’orologio biologico e gli orari di lavoro può compromettere l’equilibrio metabolico e la funzionalità cardiovascolare. Gli effetti non riguardano soltanto il riposo, ma possono coinvolgere anche alimentazione, capacità di attenzione con rischi infortunistici, benessere psicofisico e rischio di malattia.
La normativa italiana definisce lavoro notturno la prestazione svolta durante un periodo di almeno sette ore consecutive comprendente l’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino. È considerato lavoratore notturno chi svolge almeno tre ore di lavoro in tale periodo per almeno 80 giorni all’anno, salvo diverse disposizioni previste dalla contrattazione collettiva. Il limite viene riproporzionato per i lavoratori a tempo parziale.
Gli effetti sull’organismo
L’attività lavorativa durante la notte può favorire l’insorgenza o l’aggravamento di diversi disturbi e patologie. L’informativa INAIL richiama, tra gli altri, un aumento del rischio di:
- malattie cardiovascolari e ictus;
- obesità, diabete di tipo 2 e sindrome metabolica;
- disturbi gastrointestinali;
- disturbi del sonno;
- ansia, depressione e disagio psicosociale;
- riduzione della fertilità;
- alcune patologie neoplastiche;
- abuso di alcol e alterazioni dello stile di vita.
Il lavoro notturno può inoltre ridurre attenzione, memoria e prestazioni neurocognitive. Questa condizione può aumentare la probabilità di errori, infortuni e incidenti, sia durante l’attività lavorativa sia negli spostamenti o nelle attività extralavorative.
Il rischio può essere maggiore quando ai turni notturni si associano sonno insufficiente, alimentazione irregolare, stress, sedentarietà, consumo elevato di caffeina, fumo o abuso di alcol.
Alimentazione e ritmo circadiano
Uno degli aspetti evidenziati da INAIL riguarda il rapporto tra lavoro notturno e comportamento alimentare. Durante i turni, i lavoratori possono modificare gli orari dei pasti e aumentare il consumo di alimenti altamente processati, ricchi di zuccheri semplici, grassi saturi e sale.
La sonnolenza e la stanchezza possono favorire il ricorso frequente a snack, bevande zuccherate e caffeina. Anche la disponibilità limitata di cibo durante la notte, dovuta alla chiusura delle mense o degli esercizi commerciali, può condizionare negativamente le scelte alimentari.
I turni notturni e una dieta non equilibrata possono inoltre influenzare il microbiota intestinale, cioè l’insieme dei microrganismi che contribuiscono alla digestione, alla difesa dell’organismo e al mantenimento dell’equilibrio sistemico. La dieta mediterranea, basata sul consumo di frutta, verdura, legumi, cereali integrali, pesce e olio extravergine di oliva, può contribuire a sostenere la salute metabolica e cardiovascolare e a favorire l’equilibrio del microbiota.
Il ruolo del medico competente
Il medico competente svolge un ruolo centrale nella prevenzione degli effetti del lavoro notturno. Nell’ambito della sorveglianza sanitaria, deve considerare le caratteristiche delle mansioni, l’organizzazione dei turni, la durata e la frequenza del lavoro notturno, nonché le condizioni individuali del lavoratore.
Il suo intervento non dovrebbe limitarsi alla valutazione dell’idoneità lavorativa, ma comprendere anche attività di informazione e promozione della salute.
Il medico competente può contribuire a:
- individuare eventuali condizioni di salute che possono essere influenzate negativamente dal lavoro notturno;
- fornire indicazioni individuali su sonno, alimentazione, attività fisica e stili di vita;
- sensibilizzare sui rischi connessi a caffeina, alcol e fumo;
- promuovere il ricorso al medico curante o allo specialista quando emergano segnali di disturbo;
- collaborare con datore di lavoro, RSPP e lavoratori alla definizione di misure preventive;
- supportare la progettazione di interventi aziendali di promozione della salute.
Le indicazioni alimentari devono essere adattate alla situazione personale. Le quantità e la composizione dei pasti, infatti, devono tenere conto del fabbisogno energetico, dell’età, delle condizioni di salute, della mansione e dell’eventuale presenza di patologie. Per questo motivo, le raccomandazioni generali non sostituiscono il parere del medico o del nutrizionista.
Informare i lavoratori: una misura di prevenzione
L’informazione dei lavoratori è un elemento essenziale. Chi svolge lavoro notturno deve conoscere non soltanto gli obblighi organizzativi, ma anche i possibili effetti dei turni sulla salute e i comportamenti che possono ridurre i rischi.
L’informativa INAIL suggerisce, in generale, di:
- mantenere regolari gli orari dei pasti durante le 24 ore;
- consumare il pasto serale prima dell’inizio del turno;
- prevedere, se necessario, uno spuntino notturno leggero, preferibilmente a base di frutta e/o verdura;
- fare una colazione prima del riposo successivo al turno;
- bere regolarmente acqua;
- limitare il consumo di alimenti molto zuccherati, salati o ricchi di grassi;
- moderare il consumo di caffè e tè;
- evitare la caffeina nelle ore precedenti il riposo;
- evitare o ridurre il consumo di alcol;
- mantenere un adeguato riposo, possibilmente di almeno sette ore continuative;
- curare l’ambiente destinato al sonno, favorendo buio, silenzio e una temperatura adeguata;
- evitare l’uso di dispositivi elettronici nelle una-due ore precedenti il riposo;
- praticare attività fisica regolare;
- non fumare.
L’informazione può essere realizzata attraverso incontri con il medico competente, briefing periodici, materiale informativo, cartellonistica, intranet aziendale o procedure dedicate ai lavoratori turnisti. È importante che i contenuti siano comprensibili, concreti e coerenti con l’organizzazione effettiva del lavoro.
Cosa può fare l’azienda
La prevenzione non riguarda soltanto il singolo lavoratore. L’azienda può intervenire sull’ambiente e sull’organizzazione, rendendo più semplici le scelte salutari durante il turno.
Tra le misure indicate da INAIL rientrano:
- predisporre una sala ristoro con frigorifero, forno a microonde e bollitore;
- consentire la conservazione e il consumo di pasti portati da casa;
- valutare servizi di catering o delivery selezionati;
- rendere disponibili distributori automatici con un’offerta varia e non concentrata esclusivamente su snack dolci, salati o ricchi di grassi;
- coinvolgere i lavoratori nella progettazione delle iniziative di promozione della salute;
- coordinare le attività con il medico competente e il servizio di prevenzione e protezione;
- verificare periodicamente l’efficacia delle misure adottate.
Checklist operativa
Per affrontare correttamente il tema, l’azienda può:
- mappare i lavoratori effettivamente impiegati in orario notturno;
- verificare l’organizzazione dei turni e i tempi di recupero;
- coinvolgere il medico competente nella valutazione dei rischi e nella sorveglianza sanitaria;
- predisporre un programma di informazione specifico per i lavoratori notturni;
- fornire indicazioni su alimentazione, idratazione, sonno, caffeina e alcol;
- valutare la disponibilità di spazi e servizi per la pausa e il consumo dei pasti;
- migliorare l’offerta dei distributori automatici;
- raccogliere osservazioni e suggerimenti dei lavoratori;
- documentare le attività informative e di promozione della salute;
- aggiornare periodicamente le misure in base ai risultati e alle esigenze rilevate.
Il lavoro notturno non può essere eliminato in tutti i settori, ma i suoi effetti possono essere gestiti attraverso una prevenzione integrata. Informazione, sorveglianza sanitaria, organizzazione del lavoro e promozione di corrette abitudini alimentari devono procedere insieme.
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