Ogni giorno migliaia di lavoratori operano accanto a tonnellate di merce sorretta da strutture metalliche che, se danneggiate o mal gestite, possono collassare in pochi secondi. Ecco cosa dice la normativa e cosa devono fare concretamente le aziende.
Quando si parla di sicurezza nei luoghi di lavoro, la mente va subito alle cadute dall’alto, ai rischi chimici, alle macchine pericolose. Raramente si pensa alle scaffalature. Eppure, i crolli di scaffalature sono tra gli incidenti gravi più frequenti nei magazzini italiani, e spesso la causa non è un evento imprevedibile, ma una somma di omissioni: un montante ammaccato ignorato per settimane, una modifica alla configurazione fatta “a occhio”, un carrellista mai formato adeguatamente.
La normativa c’è — ma non sempre viene applicata
Il D.Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro la valutazione di tutti i rischi presenti nell’ambiente di lavoro, compreso quello derivante dall’uso delle scaffalature (artt. 17-28), la regolare manutenzione tecnica degli impianti (art. 64) e la formazione adeguata dei lavoratori (art. 37). A questo si aggiunge l’art. 2087 del Codice Civile, che obbliga l’imprenditore ad adottare tutte le misure necessarie per tutelare l’integrità fisica dei dipendenti.
Sul piano tecnico, il riferimento principale è la norma UNI EN 15635:2009 (utilizzo e manutenzione delle attrezzature di immagazzinaggio), affiancata dalla UNI 11636:2023 (validazione delle scaffalature) e dalla UNI EN 15512:2022 (progettazione strutturale). Queste norme non sono cogenti, ma rappresentano lo “stato dell’arte”: in caso di infortunio, il giudice le utilizza come metro di riferimento per valutare la responsabilità del datore di lavoro. Ignorarle non è solo pericoloso — è rischioso anche sotto il profilo penale e civile.
Il PRSES: una figura obbligatoria spesso assente
La norma UNI EN 15635 prevede che ogni azienda nomini un PRSES – Persona Responsabile per la Sicurezza delle Attrezzature di Immagazzinaggio. Questa figura, designata formalmente dalla direzione, deve essere formata e addestrata, pianificare le ispezioni, registrare i danni e coordinare gli interventi di manutenzione. Deve essere costantemente presente nel luogo di lavoro per garantire interventi tempestivi.
In molte aziende questa figura non esiste, o esiste solo sulla carta. È uno dei punti su cui le ispezioni degli organi di vigilanza si concentrano con crescente attenzione.
Il sistema delle ispezioni: tre livelli da rispettare
La norma prevede un sistema strutturato su tre livelli:
- Livello 1 – Segnalazione immediata: ogni lavoratore che rileva un danno deve riferirlo subito al PRSES
- Livello 2 – Ispezione visiva periodica: il PRSES effettua controlli con report scritto settimanale o mensile, in base al livello di rischio
- Livello 3 – Expert Inspection: almeno ogni 12 mesi, un esperto validatore esterno esegue un’ispezione approfondita e redige una relazione scritta
Ogni ispezione deve essere registrata nel registro dei controlli della scaffalatura. La mancanza di tale registro è già di per sé una non conformità.
Come si misura un danno: le soglie da conoscere
La normativa tecnica fornisce valori precisi e non interpretabili. Un montante con deformazione permanente ≥ 3 mm nel piano della spalla (misurata su 1 metro) deve essere messo immediatamente fuori servizio. La soglia sale a ≥ 5 mm nel piano dei correnti, e a 10 mm per i controventi diagonali e orizzontali. Un corrente che mostra una deformazione residua superiore al 20% della freccia normale a pieno carico è da considerarsi sovraccaricato e va liberato e valutato.
Un danno riduce i fattori di sicurezza di progetto. Il crollo non avviene necessariamente nell’istante dell’urto: può manifestarsi ore o giorni dopo, con i carichi invariati. Questo rende la prevenzione l’unica strategia efficace.
Modifiche alla configurazione: non si improvvisa
Spostare un corrente, aggiungere un livello di carico o variare la disposizione degli scaffali non è un intervento banale. La portata della spalla diminuisce all’aumentare dell’altezza del primo corrente da terra e dell’interasse tra i livelli. Ogni modifica richiede la verifica della capacità portante, l’aggiornamento dei cartelli di portata e, in molti casi, un nuovo calcolo strutturale da parte del fornitore. Operare senza questi aggiornamenti significa esporre i lavoratori a un rischio reale e documentabile.
Il rischio sismico: le novità del 2023
Le Linee Guida del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (CSLP, giugno 2023) hanno reso impossibile ignorare il tema della vulnerabilità sismica anche per le scaffalature già installate. Dopo il sisma emiliano del 2012, il crollo di scaffalature nei capannoni industriali aveva causato vittime e danni enormi. Oggi chi installa scaffalature nuove deve considerare obbligatoriamente le azioni sismiche del sito. Chi possiede scaffalature esistenti deve avviare una valutazione della vulnerabilità sismica condotta da un tecnico abilitato secondo i criteri delle NTC o della norma UNI EN 16681.
La responsabilità è chiara
L’utilizzatore delle attrezzature di immagazzinaggio è responsabile della sicurezza del personale che lavora nei pressi delle scaffalature e delle condizioni di esercizio in sicurezza. Non è una responsabilità condivisibile con il fornitore o con l’installatore: spetta al datore di lavoro garantire ispezioni, manutenzione, formazione e corretta gestione quotidiana del magazzino.
Un magazzino sicuro non si improvvisa. Si costruisce con procedure, formazione e controlli regolari. Le norme ci dicono esattamente come farlo — sta alle aziende applicarle davvero.
Per approfondimenti il nostro team è a disposizione.