Con il Decreto Legislativo 21 aprile 2026 n. 81, l’Italia recepisce la Direttiva (UE) 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente, introducendo un importante rafforzamento del sistema sanzionatorio ambientale.

La nuova disciplina sostituisce il precedente quadro europeo definito dalle direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE e si inserisce nel contesto della transizione verde europea, con l’obiettivo di contrastare in modo più efficace i reati ambientali.

Il decreto amplia le fattispecie penalmente rilevanti, introduce nuovi reati, rafforza la responsabilità amministrativa degli enti e aumenta l’attenzione verso gli impatti ambientali derivanti dalle attività economiche.

Nuovo reato di commercio di prodotti inquinanti

Tra le principali novità vi è l’introduzione del reato di commercio di prodotti inquinanti, disciplinato dal nuovo art. 452-bis.1 del codice penale.

La norma punisce chiunque immetta sul mercato prodotti che, attraverso emissioni o rilasci di sostanze, energia o radiazioni, provochino un deterioramento significativo e misurabile:

  • delle acque o dell’aria
  • del suolo o sottosuolo
  • degli ecosistemi
  • della biodiversità, flora o fauna.

Le pene previste sono severe:

  • reclusione da 2 a 6 anni;
  • multa da 10.000 a 100.000 euro.

Le sanzioni aumentano in presenza di danni a persone, habitat protetti o ecosistemi particolarmente rilevanti.

Nuovi reati relativi a sostanze ozono lesive e gas fluorurati

Il decreto introduce inoltre specifici reati relativi alla produzione e commercio di sostanze ozono lesive ed alla produzione e commercio di gas fluorurati a effetto serra.

Vengono punite:

  • produzione
  • importazione
  • esportazione
  • utilizzo
  • rilascio abusivo.

Le disposizioni riguardano sia le sostanze pure sia apparecchiature e prodotti che le contengono.

Questa novità avrà impatti diretti su settori quali:

  • refrigerazione
  • climatizzazione
  • impiantistica
  • gestione impianti industriali
  • trattamento gas fluorurati.

Rafforzato il concetto di condotta “abusiva”

Particolare rilievo assume il nuovo art. 452-quinquiesdecies del Codice Penale, che amplia il significato del termine “abusivamente“.

Una condotta può infatti essere considerata abusiva non soltanto in assenza di autorizzazioni, ma anche quando:

  • viola disposizioni ambientali europee o nazionali
  • si fonda su autorizzazioni ottenute fraudolentemente
  • deriva da falsificazioni documentali o da illeciti nei confronti della Pubblica Amministrazione.

L’intervento normativo amplia in modo significativo il perimetro delle condotte perseguibili.

Modifiche al reato di inquinamento ambientale

Il decreto modifica anche l’art. 452-bis c.p. sul reato di inquinamento ambientale.

Viene ampliata la tutela includendo espressamente:

  • habitat
  • ecosistemi
  • biodiversità.

Inoltre, vengono inasprite le pene in caso di:

  • morte o lesioni
  • profitto rilevante
  • utilizzo di documenti falsi.

Responsabilità amministrativa degli enti e Modelli 231

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la responsabilità amministrativa degli enti ed in particolare la modifica dell’art. 25-undecies del D.Lgs. 231/2001, che amplia il catalogo dei reati ambientali che possono generare responsabilità amministrativa dell’ente, con conseguente applicazione di:

  • sanzioni pecuniarie più elevate
  • aggravamenti automatici
  • applicazione di misure interdittive.

Alla luce delle nuove disposizioni, le organizzazioni dovranno valutare attentamente:

  • l’adeguatezza dei Modelli di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D.Lgs. 231/2001;
  • la gestione delle autorizzazioni ambientali;
  • l’efficacia dei controlli interni;
  • la gestione dei fornitori e dei prodotti.

Coordinamento nazionale contro i crimini ambientali

Il decreto istituisce inoltre un sistema nazionale di coordinamento presso la Procura Generale della Corte di Cassazione, con l’obiettivo di rafforzare:

  • la cooperazione tra le autorità competenti
  • il monitoraggio dei reati ambientali
  • le strategie di contrasto.

Entro maggio 2027 dovrà inoltre essere definita una strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali.

Impatti per le imprese

Le nuove disposizioni avranno impatti significativi soprattutto per aziende che operano in:

  • chimico
  • manifatturiero
  • impiantistica
  • gestione rifiuti
  • refrigerazione e climatizzazione
  • energia.

Sarà fondamentale:

  • verificare il rispetto degli obblighi normativi applicabili
  • aggiornare procedure e controlli ambientali
  • rafforzare la gestione documentale
  • valutare l’aggiornamento dei modelli 231
  • formare adeguatamente il personale coinvolto.

Conclusioni

L’evoluzione del quadro normativo conferma la crescente attenzione delle istituzioni europee e nazionali verso la tutela dell’ambiente e il contrasto ai reati ambientali. Questo richiede alle imprese un approccio sempre più strutturato alla gestione della compliance e sarà fondamentale avviare tempestivamente una valutazione dei possibili impatti organizzativi ed una verifica approfondita dei propri processi e dei sistemi di controllo adottati per la gestione degli aspetti ambientali.

Un approccio preventivo e strutturato consentirà alle organizzazioni non solo di ridurre il rischio sanzionatorio, ma anche di dimostrare una gestione responsabile degli aspetti ambientali, sempre più rilevante per clienti, autorità e stakeholder.

📩  Il nostro team supporta le aziende nell’analisi degli impatti del D.Lgs. 81/2026, nella verifica dei Modelli 231 e nell’adeguamento dei sistemi di gestione ambientale.